5 donne nella storia dell’aviazione mondiale (Parte II)

“Don’t you think that it would be good psychology to have women up in the air? How is a man going to say he is afraid to fly when a woman is working on the plane?”
Ellen Church

1. Blanche Scott (1884-1970)
Mostrò fin da bambina un vivo interesse per le automobili, ottenendone una molto giovane. Grazie a questa passione, realizzò alcuni primati per aver guidato coast to coast da New York a San Francisco, nel 1910: il suo intento era dimostrare la capacità di una donna di guidare per molti chilometri e far fronte agli eventuali problemi meccanici da sola.
Grazie a questa impresa attirò l’attenzione di Jerome Fanciulli e riuscì a prendere lezioni di volo dal pioniere Glenn Curtiss: in allenamento, nonostante Curtiss avesse posto dei blocchi ad alcuni comandi, lei riuscì a far decollare l’aereo e a volare a un’altitudine di quaranta piedi – non sono ben chiare le dinamiche del come. Il vero debutto avvenne a Chicago, sempre nel 1910, come parte del team di Curtiss, per cui si esibì per diversi anni. Ciò nonostante, Scott considerava fastidioso l’interesse del pubblico per il rischio di schiantarsi, oltre alla mancanza di opportunità per donne nell’industria, e decise di smettere di volare nel 1916.
Intraprese una carriera in radio e come sceneggiatrice, oltre che collaboratrice con musei. Nel 1948 divenne la prima donna americana a volare come passeggera su un jet, pilotato da Chuck Yeager.

2. Božena Laglerová (1888-1941)
La più giovane di sette figli, inizialmente studiò canto al conservatorio di Praga, ma la sua carriera fu stroncata da problemi alle corde vocali. Grazie all’appoggio del cognato cominciò ad appassionarsi di aviazione, decidendo di diventare la prima donna pilota ceca. Nel 1911 cominciò a studiare con Hans Grade, diventando, nell’autunno dello stesso anno, la seconda donna a ottenere la licenza da pilota in Germania (e successivamente la prima in Austria). Usando spesso il nome Miss Lagler intraprese voli di successo in Germania, ma anche negli Stati Uniti, a Cuba e Repubblica Dominicana, finchè la nostalgia per Praga non si fece sentire.
Allo scoppio della prima guerra mondiale cercò di arruolarsi nell’aeronautica militare, ma venne respinta in quanto donna. Dopo la guerra, pur continuando a promuovere l’aviazione ceca, decise di abbandonare i voli e si costruì una carriera come giornalista, politica e insegnante di canto.

3. Nancy Harkness Love (1914-1976)
Sviluppò una grande passione per l’aviazione sin da bambina, ottenendo il brevetto di volo a soli sedici anni; già al primo anno di università arrotondava le entrate portando in volo i compagni di corso. Dopo il matrimonio, lei e il marito crearono una loro impresa di aviazione a Boston; passò gli anni prima della guerra a partecipare a gare e lavorare come test pilot.
Dopo alcuni tentativi per far partecipare donne pilota in guerra, riuscì, grazie a bravura e conoscenze, a diventare il comandante dell’appena nato Women’s Auxiliary Ferrying Squadron, di cui, nel 1943, comandava quattro diversi squadroni di base in quattro stati diversi. Il Women’s Auxiliary Ferrying Squadron divenne ben presto il Women’s Airforce Service Pilots, sempre sotto il comando della Love, che permise di ottenere una lunga lista di risultati, tra cui diversi primati e la possibilità di pilotare gli aerei più recenti. Love e le sue colleghe lottarono per anni per far riconoscere l’importanza di avere delle donne pilota all’interno dei corpi militari: gli ostacoli riguardarono in particolare le modalità di selezione, molto più severe, come età, istruzione e numero totale di ore di volo alle spalle
In seguito, continuò a lavorare e interessarsi di aviazione e a combattere perché alle donne che avevano servito in guerra venisse riconosciuto lo stato di veterani di guerra. Ricevette inoltre la Distinguished Service Medal, contemporaneamente al marito, per il successo nelle operazioni durante il periodo al Women’s Airforce Service Pilots.

4. Ellen Church (1904-1965)
Infermiera e pilota, dovette trovare un modo per aggirare la mentalità degli anni Trenta, che non vedeva assolutamente di buon occhio una donna a bordo di un aereo. Si impegnò per ottenere la presenza di infermiere a bordo degli aerei, che si assumessero la responsabilità del benessere e della sicurezza dei passeggeri, mansioni che prima spettavano al co-pilota.
La Boeing Air Transport, che in seguito divenne United Airlines, decise di appoggiare l’iniziativa, seppure all’inizio solo per un periodo di prova, assumendo Church e altre sette donne per i voli San Francisco-Cheyenne e Cheyenne-Chicago. Church divenne la prima assistente di volo a volare. Il periodo di prova fu un gran successo e altre compagnie decisero di assumere assistenti di volo, per un totale di circa trecento posti entro la fine del decennio.
Con le opportunità si fecero più severe le selezioni, poiché molti manager iniziarono a pensare che una personalità affabile, grazia nei movimenti e bell’aspetto giocassero un ruolo fondamentale, tanto quanto l’esperienza e la formazione accademica.
A seguito di un incidente poco più di un anno dopo il suo primo volo, Church dovette abbandonare la carriera di assistente di volo: decise di dedicarsi alla professione di infermiera, servendo per l’esercito durante la guerra.
L’aeroporto di Cresco, Iowa, sua città natale, è stato chiamato Ellen Church Field in suo onore.

5. Geraldine Mock (1925-2014)
Dopo aver effettuato il primo volo da bambina, fece dell’aviazione la sua passione: dopo l’università e il matrimonio, decise di prendere lezioni di volo e ottenne la licenza da pilota nel 1958. Più volava e più cresceva la voglia di andare e vedere il mondo: la National Aeronautic Association approvò il suo viaggio intorno al mondo, e Mock riuscì a partire nel 1964 prima di un’altra pilota, Merriam Smith, che aveva come obiettivo la medesima tratta di Amelia Earhart.
Il marito, anch’egli pilota, e il suo socio la aiutarono con entusiasmo, equipaggiando il Cessna 180 con la strumentazione migliore per un viaggio così lungo; lei non perse tempo e si immerse nello studio di mappe, cercando di capire la situazione del terreno e la posizione delle stazioni radio, e si occupò dei visti e dei permessi necessari per i diversi stati.
Il viaggio non fu privo di imprevisti. Durante la prima tratta verso Bermuda si accorse che la radio non funzionava; in Marocco si rese conto che i nuovi freni non erano stati montati; in Algeria venne messo in discussione il suo abbigliamento, considerato poco consono; in Egitto mancò la pista per problemi meteorologici. Dal Cairo in poi la situazione fu più tranquilla. Dopo una fermata forzata per manutenzione a Manila, il resto del viaggio e l’arrivo a Oakland andarono lisci: il 17 aprile 1964 Mock divenne la prima donna a volare intorno al mondo.
Mock fu così in grado di conquistare diversi record, per distanza, per tipologia di tratte e per velocità. Nel 1970 pubblicò la storia del suo viaggio nel libro “Three-Eight Charlie”.
Il Cessna 180, chiamato “The Spirit of Columbus”, è visibile all’Udvar-Hazy Center del National Air and Space Museum in Virginia.

La prima parte a questo link.

 

Foto: Nancy Harkness Love at 28 (https://research.archives.gov/description/535775) [Public domain], via Wikimedia Commons

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