Storie di fantasmi: Lafcadio Hearn & Il ciliegio del sedicesimo giorno

Parlando di ciliegi e hanami, non si può non menzionare qualche storia, oltre alle varie tradizioni. Anche chi non ama le storie di fantasmi apprezzerà di sicuro ciò che segue, se possiede un minimo di sensibilità.

Koizumi Yakumo (1850-1904), nome giapponese di Lafcadio Hearn, fu uno scrittore di origini greco-irlandesi che dedicò gli ultimi anni di vita alla raccolta e scrittura di numerose storie di fantasmi giapponesi. Koizumi giunse in Giappone per lavorare come corrispondente, ma ben presto scoprì l’amore per la cultura giapponese e si stabilì a Matsue, nella prefettura di Shimane, dove affiancò l’attività letteraria a quella di insegnante in una scuola locale. Dopo qualche anno sposò una donna giapponese appartenente a una famiglia di samurai locale, Setsu Koizumi, e assunse la cittadinanza giapponese.

Il nipote, a seguito di un viaggio in Irlanda in cui partecipò a un tour di fantasmi, ha deciso di creare un tour simile nella città di Matsue, in cui i partecipanti, la sera, possono visitare diversi luoghi che si dice siano infestati dai fantasmi, compreso un tempio.

La storia che segue, Jiu-Roku-Zakura, o Il ciliegio del sedicesimo giorno è tratta dalla raccolta di Koizumi / Hearn, Kaidan (怪談): Stories and Studies of Strange Things.

Viveva nel distretto di Wakegori, nella provincia di Iyo, un anziano samurai. Non gli era rimasto nessuno al mondo, poichè aveva seppellito da tempo tutti i membri della sua famiglia; l’unica cosa che ancora lo confortava era il vecchio ciliegio in giardino, piantato dai suoi antenati, sotto le cui fronde era solito giocare da bambino e ai cui rami la sua famiglia aveva appeso per secoli strisce di carta con poesie di lode.

L’albero era solito fiorire all’inizio di aprile, come tutti gli altri ciliegi della zona. Un anno, però, il samurai vide il caro ciliegio seccare e poi morire.

I vicini, commossi dal dolore del samurai, decisero di fargli dono di un giovane e magnifico ciliegio e lo piantarono nel suo giardino. Il samurai ringraziò e finse di mostrarsi felice, ma nulla poteva sostituire il vecchio ciliegio che lo aveva accompagnato e che aveva amato per così tanti anni.

Il sedicesimo giorno del primo mese del calendario lunare, il samurai rammentò un modo in cui si poteva salvare un albero che stava morendo; si recò presso l’albero e, inginocchiatosi, gli disse le seguenti parole: “Ti imploro di fiorire di nuovo, perchè sto per morire al tuo posto”. Dopo aver pronunciato queste parole, il samurai stese un panno bianco ai piedi del ciliegio e fece hara-kiri. Il suo fantasma entrò nel ciliegio, che fiorì subito.

Infatti si crede che una persona possa rinunciare alla propria vita per salvarne un’altra, se le divinità sono favorevoli. Questo è il concetto dell’agire come sostituto, migawari ni tatsu.

Da quel giorno, ogni anno, l’albero di ciliegio fiorisce il sedicesimo giorno del primo mese e solo quel giorno, nel periodo del grande freddo, poichè a farlo fiorire è uno spirito che, almeno inizialmente, non era il proprio, ma quello del samurai.

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