Realtà giapponesi: i giardini

I giapponesi amano il giardinaggio, classificata come attività preferita da una bella fetta di popolazione. I giardini giapponesi nascono da concetti diversi da quelli occidentali, designati storicamente dall’essere un modo per ricreare un mondo ideale, perfettamente simmetrico, quasi esclusivamente di rappresentanza. Al contrario, i giardini giapponesi vogliono ricreare un momento di armonia dell’essere umano con la natura che lo circonda.

Un po’ di storia
I giardini giapponesi si svilupparono in concomitanza con il Buddhismo, venendo costruiti nei pressi dei templi, e per molto tempo furono una prerogativa di clero e nobiltà.
I primi riferimenti ai giardini compaiono nella Storia di Genji del X secolo, ma è solo tra il XIII e il XV secolo, con la diversificazione delle scuole buddhiste, che vennero introdotti due approcci, da un lato quello minimalista zen, caratterizzato da rocce poste all’interno di distese di sabbia rastrellata, e dall’altro quello naturale dei maestri della cerimonia del tè, con piante e distese verdi.

I giardini come arte
E’ invece solo durante il periodo Edo (1603-1868) che il giardinaggio divenne un’arte alla portata di tutti, anche grazie ai manuali che ne riportano i concetti base. Tra questi, i tre elementi primari: acqua n forma di stagno o lago, alberi che evochino l’immagine di una foresta, e pietre nella loro forma e colore naturale, rappresentazioni di isole. Inoltre, i tre principali stili: il giardino paesaggistico (tsukiyama), con al centro un lago, il paesaggio secco (karesansui), con rocce e sabbia a rappresentare il concetto buddhista di paradiso, e infine il giardino del tè (chaniwa), che contribuisce a creare un momento di stacco e di riposo dalla vita quotidiana. Oltre a questi, ogni singolo elemento del giardino giapponese ha una simbologia specifica e segue i sentimenti di chi lo compone; una pietra può rappresentare un animale, un’isola, montagne, oppure rocce di una cascata, tutto dipende dalle forme, da come e dove si posa un elemento, dalle ombre, e via dicendo.

Protezione dagli incendi
Sempre durante il periodo Edo, lo shogun volle che ogni famiglia aristocratica più importante costruisse una residenza con un grande giardino. Oltre a essere una mossa politica, la disposizione delle abitazioni e dai giardini svolgeva un’importanza strategica per contrastare gli incendi, dal momento che l’acqua poteva essere utilizzata dai pompieri per contenere le fiamme. Oltre a questo, lo stagno o il lago permettevano un magnifico effetto scenico sia per cerimonie di stato, sia per ammirare la Luna e declamare poesie in suo onore durante le notti di luna piena e lo tsukimi. A questo link trovate più informazioni sullo tsukimi.

Non solo; gli aristocratici erano in costante competizione, tanto da utilizzare stratagemmi prospettici per rendere il giardino più grande e per inserire elementi naturali pre-esistenti in distanza, per esempio un monte o una foresta.Si era anche sviluppata la moda di inserire riproduzioni di elementi o viste famosi per creare l’illusione di essere in viaggio, in molti casi anche questa una mossa socio-politica.

Il rapporto con la natura
Poichè il Giappone è un paese con un forte legame con la natura, i giardini si riagganciano al concetto del rispetto verso di essa come forza più grande degli esseri umani, che può rivelarsi estremamente benevola (per esempio, in caso di buon raccolto) oppure portare sofferenze (per esempio, nel caso di disastri naturali), e proprio per questo gli uomini devono essere coscienti di ciò che li circonda.

Sebbene nelle città giapponesi lo spazio sia limitato, molti scelgono di costruire un piccolo giardino sul balcone o sul tetto, oppure in quei pochi centimetri che separano la recinzione dalle mura di casa; oppure ancora di creare patii per migliorare l’aerazione, far entrare più luce e caratterizzare le varie stanze della casa, per esempio, una stanza e un giardino di rappresentanza esprimono sentimenti diversi rispetto a una zona più privata, come il salotto utilizzato solo dalla famiglia.

Nonostante si ritenga che i giardini giapponesi siano diametralmente opposti a quelli occidentali, in realtà entrambi vogliono idealizzare la natura a partire dai suoi elementi principali. La differenza più importante è che, mentre la forma idealizzata della natura nei giardini giapponesi deriva da una percezione empirica, quella dei giardini occidentali parte dall’intelletto umano, senza riguardo per le manifestazioni empiriche. Ovvero, in termini più semplici, entrambi i concetti vogliono esprimere la propria idea di natura ideale, ma il giardino giapponese considera la natura così come la vediamo, quello occidentale come la pensiamo. Si può dire che i giardinieri giapponesi fanno un ottimo lavoro quando, nel vedere un giardino, non ci accorgiamo che una mano umana sia passata a sistemarlo.

Articoli simili:
5 grandi alberi di ciliegio del Giappone
Festival giapponesi: lo Hana Matsuri
5 fiori tipici del Giappone (Parte 1)
5 fiori tipici del Giappone (Parte 2)
5 cose da fare in Giappone in primavera
I preferiti: I Giardini Est del Palazzo Imperiale di Tokyo

Della stessa serie:
Realtà giapponesi: il bento
Realtà giapponesi: gli Idol
Realtà giapponesi: i konbini

Rispondi