Mangiare la neve

Da queste parti l’hanno soprannominata la ‘mini Beast from the East‘, questa nevicata che, secondo le previsioni, ci porterà dai 5 ai 20 cm di neve. Il warning è stato innalzato da giallo ad arancione, gli automobilisti sono invitati a non usare l’autostrada in alcuni punti, e io sono quasi dell’idea di stare in casa al calduccio, sebbene l’idea di fare qualche foto di Leeds sotto la neve mi abbia attraversato la mente, perchè è previsto anche vento… e io, il vento, proprio non lo sopporto. E non riesco ad abituarmici – già i Romani chiamavano lo Yorkshire la regione ventosa, tanto per capire la frequenza dei venti.

Mentre cercavo le ultime news, ricordavo che c’è già stata una ‘Beast‘ questo mese, ma io l’ho vissuta (quasi in contemporanea) a casa dei miei in Italia, dove il nostro cucciolo ha avuto un bianco compleanno. Lui adora la neve tanto quanto odia la pioggia, e vederlo correre e cercare di acchiappare la neve è un divertimento.

Da bambina adoravo la neve – adesso non la odio, ma mi procura qualche preoccupazione in più, tipo la corsa a ricaricare lo smartphone o a riempire la dispensa. Quando ne era caduta un po’, mi mettevo la tuta da sci e uscivo in giardino con mia mamma e il cucciolo di allora, toglievamo la neve dagli alberi con delle scope e con le mani, sentivamo il silenzio che c’è solo quando nevica. Poi prendevo dallo scatolone dei giochi uno scialle e un cappello di paglia, chiedevo alla Bis(nonna) qualche bottone e una carota e facevo un pupazzo di neve… Giorni dopo capivo che il pupazzo si era sciolto completamente quando, di ritorno da scuola, non vedevo più in giardino il cappello rosa e lo scialle viola, chè la Bis li aveva raccolti e portati in casa, lavati e fatti asciugare al calore della stufa in cucina.

Ero sempre eccitata quando cominciava a nevicare perchè, se ne fosse caduta molta, mia mamma avrebbe preso una ciotola, la stessa con cui d’estate si raccoglievano le fragole, e insieme avremmo raccolto un po’ di neve, nei punti dove non era passato il cane o gli uccellini. Tornate in casa e dopo esserci cambiate, avremmo mischiato un po’ di zucchero e limone alle neve e l’avremmo mangiata, al calduccio. A un certo punto abbiamo smesso di farlo, quando la neve ha cominciato ad avere un vago color grigio o bianco sporco, a causa del troppo inquinamento.

La neve è legata anche alle gite in montagna, al non voler sciare mio e all’insistenza di mio padre. Regolarmente facevo dei capitomboli pazzeschi. Sciare era il mio ultimo pensiero: giocare a palle di neve, farmi trascinare con lo slittino, passeggiare per Sestriere o Prato Nevoso, guardare le vetrine, cambiarsi velocemente in auto… Il thermos, i plumcake, le schiacciatine, la colazione al bar, i tornanti, la rete protettiva sui fianchi delle montagne, le stelle alpine… L’odore della neve calpestata, l’odore ‘nevoso’ dei vestiti e quello meno piacevole dei bagni pubblici, sempre affollati, sempre sporchi e infangati.

La preghiera che nevichi a Natale, perchè siamo tutti a casa da scuola e lavoro, il ribadire che durante le festività (romane) in onore del Sole non ha senso che nevichi, e infatti non succede, ma è un’idea carina.

Ecco, fra tre giorni è Primavera e io sto facendo un po’ la pace con questo inverno che non accenna a finire – pare che le previsioni qui diano neve a Pasqua -, un inverno lungo e, per certi versi, pesante, che fa invidiare i 21° di Tokyo o i 25° della Sicilia riportati dalle varie news.

Come diceva il (bis)nonno Davide, se nevicava durante la Luna piena smetterà con un’altra Luna piena…. Chissà chi ha ragione….

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