Realtà giapponesi: il bento

I bento sono una cosa tutta giapponese: in Occidente, anche quando si trovano cose simili, sono meno colorate, pensate e, ammettiamolo, divertenti. I bento non sono solo per lo hanami, anche se in molti lo pensano, ma sono per ogni giorno. Fondamentalmente, potete riferirvi a qualsiasi cibo preparato in precedenza e che mangerete fuori casa come bento.

Quali sono le origini del bento?
La tradizione del bento nacque tra i periodi Asuka (538-710) e Nara (710–794), quando i viaggiatori consumavano riso precotto e essiccato, chiamato hoshii, che poteva essere mangiato così o dopo averlo reidratato. Piano piano si cominciò a preferire qualcosa di più pratico: ecco gli onigiri, o tonjiki, come venivano chiamati all’epoca. I grani di riso composti in onigiri non richiedevano aggiunte di acqua ed erano l’ideale sia per i lavoratori che per i militari, soprattutto in tempo di guerra.
I bento più simili a quelli che conosciamo oggi vennero sviluppati nel periodo Edo (1603–1868). Infatti, il periodo Edo fu molto tranquillo e stabile dal punto di vista politico, produsse alcuni avanzamenti culturali e si caratterizzò per essere un’era pacifica. Dai militari che si portavano dietro gli onigiri, si passò a, potrei dire turisti, o quantomeno persone che viaggiavano per piacere, spesso cercando le zone più spettacolari per fare picnic durante lo hanami. Le bento box dell’epoca erano tendenzialmente molto più grandi, ovviamente, considerato che si trattava di picnic, quindi erano bento box per tutta la famiglia, alcune avevano dei cassetti o erano strutturate in modo da poter avere dei piccoli scomparti per sake o altri liquidi. Di solito queste erano anche le bento box più costose, oggi sono oggetti da collezione, visibili in qualche museo dedicato.

By 安藤広重 Ando Hiroshige (internet) [Public domain], via Wikimedia Commons

L’evoluzione successiva delle bento box avvenne grazie al teatro Kabuki: le rappresentazioni duravano tutto il giorno e, mentre i più abbienti potevano usufruire delle costose strutture del teatro per i pasti, tutti gli altri dovevano arrangiarsi. Allora il personale dei teatri cominciò a servire particolari bento box agli spettatori tra un atto e l’altro. Andare a teatro divenne una doppia festa, sia per le rappresentazioni, sia per la possibilità di gustare cibi un po’ diversi dal solito e costosi. Questa usanza è chiamata makunouchi bento (bento tra gli atti) e dura ancora oggi.
L’ultimo passaggio per arrivare ai bento moderni è costituito, nell’era industriale, dagli ekiben, ovvero i bento che si consumano in treno, comprati in stazione o sul treno stesso. Nati con lo sviluppo tecnologico ferroviario, sono molto amati ancora oggi: basta fare un giro in qualche stazione per vedere negozi e negozi interamente (o quasi) dedicati agli ekiben. A un certo punto, gli ekiben erano diventati così famosi che le stazioni cominciarono a creare delle bento box dedicate alla città o alla regione, per quanto riguarda sia i cibi sia il design della scatola. Alcune scatole sono lavabili e riutilizzabili, ma, per quelle non, facendo attenzione in fase di apertura, vi resta comunque un ricordo della città e del viaggio.

photo credit: GinkgoTelegraph Hippari tako meshi via photopin (license)

Oggi, oltre alla possibilità di acquistare bento box nei konbini e in altri negozi, molti ristoranti, in Giappone e all’estero, offrono piatti ispirati alle bento box, da consumare in loco o take away; alcuni hanno servizi di catering basati sulle bento box, simili a vere e proprie opere d’arte.

Il bento è salutare?
Decisamente sì. L’idea è quella di porzioni piccole di cibi vari, per avere apporti nutrizionali equilibrati: questo vuol dire che, oltre a essere belle da vedere, le bento box hanno un posto per tutto e mantengono il cibo in una sorta di atmosfera protettiva. Nei bento preconfezionati si prova a usare conservanti naturali, come particolari tipi di condimento e erbe con proprietà ben specifiche.
Per garantire un pasto bilanciato, quando preparate il vostro bento, dovreste seguire la regola dei cinque colori (五色 – Goshiki), rosso-giallo-verde-nero-bianco, che, secondo la tradizione buddhista, corrispondono ognuno a un preciso elemento, un preciso punto cardinale e precise qualità.

Come si prepara un bento?
Seguendo la regola di cui sopra, cercando cibi che vi piacciono e, soprattutto, divertendovi! Eh sì, è divertente preparare un bento! Ed è un ottimo modo per avere qualcosa di positivo a cui pensare durante una lunga mattinata di studio o lavoro.
Oggi preparare un bento è come creare un piccolo gioiello: che sia per voi o per qualcuno che amate, un pochino di accortezza nella scelta e posizione degli ingredienti può avere un effetto strepitoso. E’ un modo per far capire alla persona per cui l’avete preparato che tenete, pensate e vi preoccupate per lei. Sarà apprezzato!

Posterò periodicamente sulla pagina Facebook le foto dei bento che preparo, se vi va di dare un’occhiata!

Della stessa serie:
Realtà giapponesi: gli idol
Realtà giapponesi: i konbini

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