5 donne nella storia dell’aviazione mondiale (Parte I)

Era da un po’ che pensavo di scrivere un articolo come questo, ma credo proprio che uno solo non basti, c’è moltissimo da ricercare. E siccome mi diverto a scoprire la storia attraverso le biografie (mica come a scuola, provate, potreste capire meglio la storia leggendo le biografie), ecco qui la prima parte di una serie. Conosciute, sconosciute, famose e meno famose, dipenderà da dove vivete e da cosa vi interessa.

 

“Flying is everything, living is nothing.”
Amelie Beese

 

1. Amelie Beese (1886-1925)
Nata a Dresda da famiglia borghese benestante, all’inizio studia arte e architettura con l’intenzione di intraprendere una carriera da scultrice. Appassionatasi di aviazione dopo aver visto le imprese dei suoi coevi, però, decide di mettere da parte gli studi effettuati fino ad allora per iniziarne di nuovi, su insistenza dei genitori, sul disegno e la meccanica di volo. Nonostante le aperte ostilità e i sabotaggi di molti colleghi uomini, riesce ad ottenere la licenza di pilota nel 1911, il giorno del suo compleanno, la prima donna di origine tedesca a ottenere tale licenza. Non si ferma qui: continua a studiare e a volare, battendo alcuni record, tra cui quello dell’altitudine di Helen Dutrieu, apre la propria scuola di volo insieme al marito, Charles Boutard, anch’egli pilota, e deposita alcuni brevetti. Sfortunatamente, i fondi per la costruzione di aerei, in tempo di guerra, vengono convogliati interamente verso compagnie più grandi, tanto più che, per la legge tedesca, i Boutard risultano francesi e, quindi, come stranieri, non possono ricevere fondi dal governo. La situazione, sia mondiale che privata, comincia a peggiorare: si sa poco degli ultimi anni di Beese, fino a quando si suicida, nel 1925.

2. Amy Johnson (1903-1941)
Nata e cresciuta a Hull, dopo un breve periodo a Sheffield decide di trasferirsi a Londra: presto si trova affascinata dai primi aeromobili, tanto da trascorrere moltissimo tempo all’aerodromo. Ottenuta la licenza da pilota nel 1929, comincia a programmare il viaggio in Australia. L’anno seguente parte da Croydon, con informazioni molto basiche su meteo e mappe, alla volta di Darwin. E’ la prima donna a volare da sola dalla Gran Bretagna all’Australia. Successivamente stabilisce tempi record anche da Londra a Tōkyō, Mosca, Città del Capo e Stati Uniti.
Negli anni Quaranta si focalizza su altre attività, soprattutto sulla moda, lavorando anche con la stilista Elsa Schiaparelli, fino a quando si unisce a un’organizzazione di supporto per la RAF. Durante una missione perde la vita, anche se non è ben chiaro cosa sia successo e esistano varie teorie in merito.
Per il 75° anniversario della sua morte, la città di Hull le ha dedicato un festival, con tanto di ricostruzione del biplano con cui ha eseguito il viaggio in Australia, il Gipsy Moth.

3. Helen Richey (1909–1947)
Appassionata di aviazione e decisa a diventare pilota, inizia a prendere lezioni di volo nel 1929 e ottiene la licenza un anno dopo. All’inizio lavora principalmente nelle esibizioni, ma, decisa a fare della sua passione un lavoro vero e proprio, ottiene presto la licenza per pilotare aeromobili commerciali. Nonostante questo, continua per qualche tempo a lavorare nelle esibizioni e a gareggiare.
In un secondo momento, Richeyfa domanda per diventare co-pilota presso la Central Airlines (poi United Airlines): la prima donna ad essere assunta da una compagnia aerea commerciale. Sebbene all’inizio, anche se in parte dovuto alla sua popolarità, riesce a effettuare voli frequenti, incontra presto l’ostilità dei colleghi uomini e qualche opposizione dal Department of Commerce, che le permette di volare solo poche volte al mese.
Durante la guerra presta servizio come pilota istruttore sia per militari che civili, oltre che come pilota nell’inglese Air Transport Auxiliary e, in seguito, in un programma simile in patria.
Purtroppo, a guerra finita, posti vacanti vengono affidati a piloti uomini e Richey, probabilmente frustrata e depressa, si ritira e successivamente si toglie la vita nel 1947.

4. Sophie Blanchard (1778-1819)
Si dice che fosse timida e riservata, che fosse facilmente spaventata da rumori forti e dalle carrozze: ciononostante, si innamorò del volo alla prima esperienza.
Il marito, inventore e appassionato di mongolfiere, la convince a provare qualche ascesa insieme, sperando che la presenza di una donna porti pubblicità e, quindi, guadagni. Dopo alcune ascese in compagnia, Blanchard ne compie una in solitaria nel 1805, diventando così la prima donna a pilotare una mongolfiera.
Continua a esibirsi anche dopo la morte del marito, attirando l’attenzione di Napoleone prima e di Luigi XVIII poi, i quali istituiscono delle cariche per lei nel governo. Intanto intraprende diversi viaggi in Europa.
Durante il suo ultimo volo, subito dopo aver acceso dei fuochi d’artificio, la mongolfiera prende fuoco e successivamente urta il tetto di una casa, sbalzando Blanchard in strada.

5. Raymonde de Laroche (1882-1919)
Artista poliedrica, inizia a volare dopo l’incontro con Charles Voisin: dopo un anno ottiene il brevetto di volo, prima volta in assoluto per una donna. Subito dopo inizia a partecipare a numerose esibizioni in Europa e Africa e le viene attribuito dalla stampa il titolo di baronessa, idea rafforzata dall’incontro con lo zar Nicola II, il quale le si rivolge con tale appellativo. Allo scoppio della guerra si propone per pilotare aerei in battaglia, ma non le viene concesso: riesce comunque a fare la sua parte a terra. In seguito, decide di voler diventare pilota collaudatore, stabilendo anche diversi record di altitudine, ma, durante una prova con un nuovo aereo, resta uccisa per un malfunzionamento. Se vi recate all’aeroporto Le Bourget a Parigi, potete vedere una statua a lei dedicata.

La seconda parte a questo link.

 

Foto: Raymonde de LaRoche ai controlli di un Voisin 1909, Francia, circa 1909, by Roger B. Whitman Early Aviation Photograph Collection, NASM Acc. No. XXXX-0517. [Public domain], via Wikimedia Commons

Rispondi